Che cos’è davvero un Agente AI?

Laurent Belin

Che cos’è davvero un Agente AI?
Hai sentito la parola “agente” così tante volte che forse hai smesso di chiederti che cosa voglia dire.

Te la spiego nel modo più semplice che conosco.

Un agente AI è un aiutante digitale a cui affidi un lavoro, non una domanda.

Tu gli dici dove vuoi arrivare. Lui sceglie i passaggi, usa gli strumenti che gli hai dato e va avanti finché il lavoro è finito.

Il navigatore e il tassista

Una chat è come il navigatore dell’auto. Gli chiedi la strada e lui te la dice. Poi però guidi tu: giri il volante, metti la freccia, cerchi il parcheggio. Se sbagli svolta, glielo chiedi di nuovo.

Un agente è come il tassista. Gli dai l’indirizzo e ti siedi dietro. Se una strada è chiusa ne prende un’altra, senza chiederti che cosa fare a ogni semaforo.

La chat ti dà una risposta. L’agente ti porta a destinazione.

E sì, anche il tassista ogni tanto sbaglia strada. Ci arriviamo più avanti.

Che cosa c’è dentro un agente

Un agente AI è un programma. Dietro c’è un modello di intelligenza artificiale, come quelli che fanno funzionare ChatGPT, Gemini o Claude.

Ma il modello da solo non basta. Sa parlare, non sa lavorare.

Per diventare un agente gli servono altre cinque cose:

  • un obiettivo, cioè il risultato da portare a casa;
  • delle istruzioni, cioè come lo vuoi fatto;
  • le informazioni giuste, cioè dove sono i dati;
  • degli strumenti, per compiere azioni vere;
  • dei limiti, cioè che cosa non deve toccare.

Gli strumenti sono la parte che sorprende di più le persone, e sono più banali di quello che sembra. Uno strumento è semplicemente qualcosa che l’agente ha il permesso di usare: la ricerca su internet, la tua casella di posta, una cartella di documenti, il calendario, il gestionale dell’azienda, il tuo Google drive.

Una chat aspetta la domanda dopo. Un agente decide il passo dopo.

Come lavora, passo per passo

1. Riceve un obiettivo

Non una domanda: un risultato.

Per esempio: “ogni lunedì prepara il rapporto delle vendite della settimana prima”.

2. Si organizza

Capisce quali azioni servono e in che ordine farle.

3. Usa gli strumenti

Apre i documenti, cerca i dati, aggiorna il calendario, salva il file.

4. Controlla il proprio lavoro

Guarda se manca qualcosa. Se trova un errore, prova a rimediare.

5. Chiama una persona quando serve

Se manca un’informazione, o se c’è da prendere una decisione importante, si ferma e chiede.

Autonomo non vuol dire senza controllo. Vuol dire che non devi stargli dietro a ogni passaggio.

Tre domande per capire che cosa hai davanti

Non ti serve un manuale. Ti servono tre domande.

Chi fa i passaggi in mezzo?

Se copi e incolli da una parte all’altra, se apri tu i file e scarichi tu i dati, stai usando una chat. Se quei passaggi li fa il programma, è un agente.

Chi si ricorda il lavoro?

Se ogni volta devi rispiegare come lo vuoi fatto, è una chat. Se le istruzioni restano lì e valgono anche lunedì prossimo, è un agente.

Che cosa ti ritrovi in mano alla fine?

Un testo da leggere e da sistemare? Chat. Un file salvato, un’email già pronta, un calendario aggiornato? Agente.

Come si mette in moto

Un agente può partire in tre modi.

Lo avvii tu, quando ti serve.

Lo metti a orario, per esempio ogni lunedì alle nove.

Oppure parte da solo quando succede qualcosa: arriva un ordine, entra una richiesta di assistenza, un cliente compila un modulo sul sito.

Un esempio vero: il mio

Tutte le mattine alle sette ricevo un’email con le notizie più importanti del mondo AI del giorno prima.

Non la scrive una persona e non la scrivo io. C’è un piccolo agente che ogni notte cerca le notizie, scarta i doppioni e le cose irrilevanti, prepara un riassunto breve di ognuna con il link alla fonte, e mi manda l’email.

Quando mi siedo al computer, è già lì.

Non è fantascienza ed è costato poche ore di lavoro. È la cosa più importante che posso dirti su questo argomento: un agente utile è quasi sempre una cosa piccola.

Sì, possono sbagliare

Possono capire male una richiesta, lavorare su dati incompleti, fare l’azione sbagliata al momento sbagliato.

Per questo la regola che uso è semplice: dagli solo gli strumenti che gli servono davvero, non tutti quelli che hai.

E tieni separate due cose molto diverse fra loro.

Leggere, cercare, riassumere, preparare una bozza: rischio basso. Qui l’agente può muoversi da solo.

Scrivere a un cliente, modificare dati, mandare soldi, cancellare qualcosa: rischio alto. Qui ci vuole una persona che guarda e dà l’ok, almeno finché non ti fidi davvero.

Più la faccenda è delicata, più controllo umano ci vuole.

E non è gratis

Questa parte la raccontano in pochi.

Un agente consuma ogni volta che lavora, perché ogni azione passa dal modello e il modello si paga a consumo. Poi va messo a punto, provato, e ogni tanto sistemato quando cambia qualcosa attorno a lui.

Non è tanto. Ma non è zero, e va messo in conto prima, non dopo.

Non tutto deve diventare un agente

Quando uno scopre gli agenti, gli viene voglia di farne uno per ogni cosa.

È un errore, e lo vedo spesso.

Una domanda che fai una volta sola resta una domanda. Non costruisci un agente per sapere com’è il tempo domani.

La domanda giusta non è: “posso automatizzare questa cosa?”

La domanda giusta è: “posso spiegare questo lavoro a qualcuno, dargli delle regole chiare e controllare facilmente il risultato?”

Se la risposta è sì, è un buon candidato. Se non riesci a spiegarlo nemmeno a un collega, non riuscirai a spiegarlo a un agente.

Un agente che funziona vale più di cinque agenti spenti dopo una settimana.

Sostituiranno le persone?

Nella maggior parte dei casi non sostituiscono un lavoro intero. Sostituiscono dei pezzi di lavoro: quelli ripetitivi, noiosi, sempre uguali.

Un agente regge la noia meglio di noi e non si stanca. Le persone capiscono le emozioni, le relazioni, le responsabilità e le conseguenze di una decisione.

L’occasione vera è questa: lasciare alla macchina la parte meccanica e restituire alle persone il tempo per pensare, decidere e stare con i clienti.

Da dove iniziare, se hai un’azienda

Ti do una sola indicazione, non tre.

Parti da un lavoro piccolo, noioso, che si ripete ogni settimana e il cui risultato si controlla in due minuti.

Per esempio: “ogni lunedì una persona passa tre ore a raccogliere i dati di vendita da quattro programmi diversi per preparare un rapporto”.

Questo è un ottimo punto di partenza. È chiaro, torna sempre uguale, e se il rapporto è sbagliato te ne accorgi subito.

Fai funzionare bene quello. Poi, con calma, gli dai qualcos’altro da fare.

L’idea da portare a casa

Un agente AI non è una magia e non è una persona nascosta dentro al computer.

È un aiutante digitale che sa ricevere un obiettivo, organizzarsi, usare degli strumenti, fare delle azioni e controllare il risultato.

Se è progettato bene ti fa risparmiare tempo e ti toglie di mezzo il lavoro ripetitivo. Se è progettato male, è un giocattolo che dopo una settimana nessuno apre più.

In Undici Tech partiamo sempre da un problema vero. Non aggiungiamo tecnologia perché va di moda, cerchiamo la soluzione più semplice per le persone che dovranno usarla tutti i giorni.

Crediamo in un’AI fatta da persone, per aiutare le persone a lavorare meglio.

Laurent Belin — Undici Tech

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